1995

Essere baciati dalla “fortuna” o beneficiati dalla “provvidenza” è un’eterna aspirazione degli uomini, una medicina ai mali del vivere, una scorciatoia verso la felicità che si è sempre prestata a molte mistificazioni e che ha sempre avuto nel “gioco” il suo veicolo privilegiato. Oggi attraverso la dilatazione resa possibile dai mezzi di comunicazione di massa e dalla logica del mercato pubblicitario, quella del gioco è diventata poco meno di un’ossessione. Si gioca ad ogni costo, in ogni occasione, a tutte le età per provare a vincere di tutto: oggetti di uso banale e quotidiano o crociere e gioielli, automobili o capi di vestiario, alimentari o oggetti di cultura, in mezzo a una pioggia di sconti, facilitazioni, offerte speciali che passano come una piena inarrestabile attraverso TV, giornali, posta, negozi e supermercati: una fiera continua, gigantesca e rumorosa a volte fastidiosa e asfissiante, spesso sottilmente seducente, pronta a stuzzicare la vanità di ognuno, a dar forma ai sogni inconfessati, alle speranze sognate, ma anche a sfruttare cinicamente le debolezze di tutti. Ma oltre questo scenario da baraccone universale stanno oggi come sempre le difficoltà, le fatiche, le angosce quotidiane, la durezza e la serietà della vita legata ai risultati talvolta modesti ma comunque certi e soppesabili dell’operosità senza miraggi.

Questa dimensione che il Teatro Povero di Monticchiello identifica da sempre nella civiltà contadina, presente anche quest’anno nella parte dell’atto unico che ricostruisce l’attitudine elementare, ingenua, apparentemente sprovveduta ma alla fine rigorosamente solidale e “morale” della gente dei campi di fronte alla fascinazione e ai trabocchetti della fiera tradizionale.

Quanto basta di fronte alla paradossale ed esasperata rappresentazione del presente offerta nella prima parte dello spettacolo, per tentare una risposta, vedere uno spiraglio, mostrare un sussulto di orgoglio, abbozzare un gesto di reazione o di difesa…
Oppure no?!… oppure ormai siamo davanti soltanto a qualcosa che ha la consistenza di un ricordo che stinge, di un miraggio che si allontana e sbiadisce ?…